Chiesa Cattedrale

Maria ss. annunziata

L’attuale Chiesa Cattedrale, dedicata a “Maria SS. Annunziata”, è l’ampliamento di una chiesetta poco più antica, coincidente con l’attuale sacrestia. Risalente al XV sec., questo primo edificio appare ancora oggi strutturalmente molto diverso dal resto della costruzione, con la sua volta a padiglione lunettata in mattoni.

Un secolo più tardi è stato deciso di ampliarla e darle la struttura che conserva ancora oggi. Testimoni dell'epoca della sua costruzione sono i due bassorilievi (oggi conservati ai lati del fonte battesimale) raffiguranti la Beata Vergine Maria e l’Arcangelo Gabriele che le porta l’annuncio che sarà la Madre di Dio, risalenti al 1519, nonché due affreschi ritrovati tra il presbiterio e la cappella del SS. Sacramento, raffiguranti una Madonna con Bambinello e un ipotetico sant'Antonio di Padova, risalenti al 1527.

L’8 e il 10 novembre 1988, un rovinoso incendio colpì la Chiesa Cattedrale, privandola quasi completamente della sua bellezza. Dopo un lungo tempo di ricostruzione e di restauro, è stata riaperta al culto il 25 dicembre 1999 e, successivamente, è stata solennemente inaugurata il 1 maggio 2006 da S.Em. Card. Michele Giordano.

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Struttura

La Cattedrale conserva, sommariamente, ancora oggi la sua struttura originaria: la pianta a croce latina è ancora facilmente distinguibile, anche dall'esterno. A rivelarlo, soprattutto, è il tetto visto dall'alto: una grande croce che porta la Redenzione sulla Città di Tursi proprio al centro delle sue abitazioni. Dal basso, invece, la struttura originaria è perlopiù camuffata dai locali parrocchiali che, per necessità pastorali, sono stati edificati ed ampliati in seguito al restauro del 1934.

Le prime foto del Novecento, tuttavia, mostrano ancora le pareti laterali completamente libere e un'apprezzabile arcata che le decorava. A quanto pare, ai piedi di questi archi si trovava una lunga scalinata che affacciava sulla vallata, ancor più lunga dell'attuale.

 

Facciata

Pressoché rimasta incolume tra le intemperie del tempo, la facciata della Cattedrale conserva ancora il suo aspetto originario cinquecentesco, con i suoi frontoni semplici e le sue colonne classicheggianti.

La ricostruzione in seguito all'incendio del 1988 ha apportato due novità degne di nota: il portale centrale con le due porte laterali; le due statue ai lati del portale.

Il portale centrale, opera dello scultore Eduardo Filippo (2006), è interamente realizzato in bronzo con fusione a cera persa. Gli scomparti richiamano la Storia della Salvezza: i cristiani che attraversano questo portale, simbolicamente, richiamano alla loro memoria che, dal loro Battesimo, sono immersi in questa storia di Redenzione, ne sono coinvolti e protagonisti. In alto al centro, lo scomparto più esteso mostra l'annuncio dell'Arcangelo Gabriele alla Vergine Maria, a cui è dedicata la Cattedrale; a seguire, da sinistra,

la Visitazione, la Nascita del Signore Gesù, la sua presentazione al Tempio, il suo ritrovamento tra i Dottori della Legge, il suo Battesimo al Giordano, le Nozze di Cana, la Moltiplicazione dei pani e dei pesci, l'attribuzione a Pietro del suo nome nuovo, l'Ultima Cena, la Crocifissione, la Resurrezione, la Pentecoste, la cena con i Discepoli di Emmaus e l'Assunzione della Beata Vergine Maria al Cielo. Agli angoli estremi del portale, invece, sono raffigurate in alto le principali devozioni tursitane: la Madonna di Anglona e San Filippo Neri; in basso, sono raffigurati (oltre agli stemmi del Vescovo Mons. Francescantonio Nolè e di Papa Benedetto XVI, alla firma dell'autore e alla data) prodotti della terra (simbolo del lavoro a Tursi), tra cui figurano grano e uva, simboli eucaristici: la Santa Messa è offerta di chi siamo e di ciò che abbiamo, perché la nostra vita aderisca a quella di Dio.

Le due statue ai lati del portale, che riempiono due nicchie rimaste da sempre vuote, rappresentano i due patroni della Diocesi di Tursi-Lagonegro: il santo Andrea Avellino (n. 1521; + 1608), nato nel territorio della nostra Diocesi, a Castronuovo di Sant'Andrea (Pz); il beato Domenico Lentini (n. 1770; + 1828), originario della Città di Lauria (Pz), dove ha operato come presbitero ed è nato al Cielo.

 

Fonte Battesimale

Datato 1754, questo antico fonte battesimale in pietra è stato realizzato dall'artista Giovanni Battista di Tursi. Inizialmente collocato all'ingresso della Cattedrale, dove è ancora oggi custodita la nicchia che lo incorniciava, è stato poi trasferito (secondo la riforma liturgica post-conciliare) sul presbiterio. L'incendio del 1988 ne ha distrutto il coperchio a cono rovesciato, adesso sostituito con questa copertura sferica, che mette maggiormente in risalto il fonte come "utero" della Chiesa da cui nascono i figli di Dio.

Oggi, è collocato tra il presbiterio e la sacristia. Ad impreziosirlo, due testimonianze del primo periodo di costruzione della Cattedrale e della sua intitolazione a Maria SS. Annunziata: due sezioni di quello che doveva essere un unico bassorilievo in pietra (riportante la data 1519, probabilmente scolpito da Francesco da Sicignano, soprannominato "il Maestro di Noepoli") raffigurante l'Annunciazione dell'Arcangelo Gabriele alla Vergine Maria.

Le parole del Messo Celeste, plasticamente rappresentante da un cartiglio che esce dalle sue mani (sono riportate solo le iniziali del suo saluto: - A - M - G - P), sono accolte dalla Vergine che è già raccolta in preghiera davanti alla Sacra Scrittura (sulla quale, però, l'artista ha voluto riprodurre i versi iniziali del Magnificat). E, come diceva sant'Atanasio di Alessandria, lo Spirito Santo le fa generare il Signore Gesù "dall'orecchio" (la Parola di Dio è stata anzitutto ascoltata e creduta da Maria e, solo dopo, è stata anche in lei concepita). Particolare dell'Arcangelo è il "giglio della purezza" che porta tra le mani (tipico dell'ambiente fiorentino quattrocentesco) e l'abito liturgico che indossa (è una dalmatica, l'abito dei Diaconi, che lo caratterizza quale servo inviato da Dio).

 

Croce Lignea

Il Crocifisso, un "Christus dormiens", è opera del 2003 dello scultore Elia Marzotto, di Mellaredo di Pianiga. Su questo "Albero della Vita" (così come veniva denominata la croce dai Padri della Chiesa) Gesù è come Adamo alla creazione di Eva: "dorme" e ha il fianco aperto, dal quale non nascerà Eva, madre dell'umanità segnata dal peccato, ma la Chiesa, la Madre da cui nascono i Figli di Dio.

Il Crocifisso è situato sopra l'antico altare maggiore, datato 1726, sopravvissuto all'incendio del 1988.

 

Annunciazione

Già prima dell'incendio del 1988, i due bracci della struttura a croce della Cattedrale sono caratterizzati da due altari minori: quello di destra è a venerazione della Madonna di Anglona (e per tutto l'anno ne conserva una copia, tranne nei giorni in cui l'effige originale raggiunge la Città di Tursi, solitamente ad Aprile), mentre quello di sinistra è sempre a devozione della Vergine Maria, ma facendo memoria del mistero dell'Annunciazione, al quale la Cattedrale è intitolato. Prima dell'incendio, una pregevole cartapesta settecentesca sormontava questo altare, andata completamente distrutta in quella notte. Oggi, è sostituito da una nuova cartapesta, opera di Solidea Quercia di San Donaci (Br). Si tratta dell'opera più apprezzata dell'ultimo restauro e richiama i tratti della scultura che ha sostituito.

Luminosa, dai colori sgargianti, questa opera descrive l'annuncio dell'Arcangelo Gabriele a Maria come una festa celeste portata in casa della Madonna: il Messo Celeste è vibrante d'emozione; Maria è estatica e commossa; un'ondata di angeli si raccolgono frenetici attorno alla Vergine, ma più le si avvicinano e più si lasciano cogliere dallo stupore. E lo Spirito Santo, timida colomba, come fuoco fa risplendere quell'abitazione in cui si è consumato l'evento che ha cambiato la storia: Verbum caro factum est!

 

Lunette laterali

Sopravvissuti in parte all'incendio del 1988 e successivamente restaurati, le navate laterali mostrano la Storia della Salvezza tra Antico e Nuovo Testamento con degli affreschi di Sebastiano Paradiso, pittore di Corleto Perticara (Pz), risalenti agli anni '60 del XX sec. Non conosciamo la precisa intenzione dell'autore nel dipingere questi soggetti piuttosto che altri, ma proviamo a proporre una possibilità.

Sulla navata di sinistra sono narrati alcuni passi cruciali dell'Antico Testamento: la creazione (Gen 2,4-3,21); il sacrificio di Isacco (Gen 22,1-19); la benedizione di Giacobbe anziché Esaù (Gen 27,1-40); Dio che dà le tavole dell'Alleanza a Mosè sul Sinai (Es 20,1-21).

Tutti e quattro gli affreschi dicono la generosità di Dio nei confronti dell'uomo, ma un dettaglio ci fa dire qualcosa in più da non sottovalutare: Dio è davvero buono, ha creato ogni cosa per renderci partecipi del suo amore, ma gli uomini non si sono mai fidati troppo di Lui, sin dall'inizio! Adamo ed Eva - rappresentati nell'affresco della creazione - portano già gli abiti di pelle che Dio ha cucito per loro dopo il peccato originale, quello in cui hanno creduto che il Signore fosse loro oppressore. Ma Dio non si è arreso e ha cominciato a costruire un futuro diverso legato ad una famiglia particolare, quella di Abramo: a lui e ai suoi figli, attraverso alcune esperienze significative, Dio prova a far toccare con mano la sua bontà. Quell'Isacco ragazzino che Dio non vuole veder morire nel secondo affresco, è lo stesso che nel terzo, inconsapevolmente, benedice il figlio Giacobbe che ha tanto desiderato essere l'erede di questa grande storia. Infine, Dio "svela le carte", anzi le tavole: dona le istruzioni per imparare a fidarsi di Lui tramite Mosè, perché le dia al popolo degli eredi di Abramo, Isacco e Giacobbe, al popolo di Israele. Da un piccolo popolo, forse la fiducia in Dio tornerà a diffondersi su tutta la terra.

Il Nuovo Testamento non ha inizio con l'Annunciazione, oppure la nascita a Betlemme del Signore Gesù o con qualsiasi altro evento iniziale della sua storia: la prima lunetta neotestamentaria rappresenta, curiosamente, l'incontro con la Samaritana (Gv 4) ed è seguito dalla preghiera angosciata del Signore Gesù nel Getsemani (Lc 22,40-46), dalla cena del Risorto con i discepoli diretti ad Emmaus (Lc 24,30-32) e la consegna delle chiavi del Paradiso a San Pietro (cf. Gv 21,15-19). Una raccolta davvero insolita, ma in perfetta continuità con le lunette precedenti.

Di fronte alla Creazione decaduta della prima lunetta, ecco il Signore Gesù dialogare con una donna "decaduta", la Samaritana, la cui storia e quella della sua stirpe erano un completo fallimento: Gesù si ferma a parlare con lei perché Lui è la vera speranza per ogni uomo, Lui è il Figlio di Dio venuto a mostrarci il vero volto di Dio Padre, per tornare a fidarci di Lui. A seguire, di fronte al figlio di Abramo risparmiato sul Monte Moira, ecco il Figlio di Dio che volontariamente si consegna nelle mani di Dio Padre sul Monte degli Ulivi, per essere immolato al posto di tutta l'umanità, per la salvezza di tutta l'umanità, per mostrare ad ogni uomo che fidarsi di Dio non è un fallimento ma apre alla resurrezione. Allora, di fronte alla benedizione di Isacco cieco al figlio Giacobbe, ecco rappresentato Gesù Risorto che apre gli occhi dei due discepoli sfiduciati ed infiamma i loro cuori, iniziandoli all'esperienza della Vita Nuova che Cristo Risorto vuole portare nel mondo. Dunque, alla fine, la realizzazione dell'antica Alleanza che Dio ha voluto stringere con il popolo d'Israele attraverso i dieci comandamenti: nasce la Chiesa, il nuovo popolo di Dio, il popolo dei figli di Dio, di coloro che hanno fede nella resurrezione e vincono la morte con la loro fiducia in Dio, loro tenero Padre. E quelle chiavi sono l'opportunità che ognuno di noi ha di entrare a far parte di questa Comunità e, quindi, in Paradiso!

 

Dipinti del Presbiterio

Questi dipinti, entrambi dell'artista Luciano Longo, di Castelluccio Inferiore (Pz), rappresentano la Moltiplicazione dei cinque pani e due pesci (Mc 6,30-44p) e le Nozze di Cana (Gv 2,1-11), realizzati tra il 2006 e il 2008.

Entrambi sostituiscono due tele scomparse nell'incendio del 1988, le quali raffiguravano gli stessi passi evangelici.

Essendo collocati sul presbiterio, accanto all'antico altare, certamente queste due tele richiamano le offerte eucaristiche del pane e del vino. In maniera suggestiva, la centralità del Signore Gesù in questi due dipinti richiamano anche la proprietà essenziale dell'Eucaristia: al centro c'è il Signore Gesù che dona il suo Corpo e il suo Sangue a tutti per raccogliere tutti in unità, rendendo tutti un solo corpo.

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